Corpo e mente: un’alleanza naturale
Maria Montessori è stata a tutti gli effetti una pioniera nel panorama educativo. Nelle scuole montessoriane, di ogni ordine e grado, l’apprendimento avviene attraverso il movimento finalizzato. La Dottoressa, profondamente convinta – e sostenuta da osservazioni scientifiche – che pensiero e movimento fossero intimamente connessi, considerava un vero limite la posizione statica in cui bambini e adolescenti venivano (e spesso vengono ancora oggi) tenuti a scuola.
Per questo motivo il movimento non è un’attività accessoria, ma una componente strutturale del suo programma educativo.
Nel metodo Montessori il movimento ha carattere autonomo, ma non è mai fine a sé stesso: è sempre orientato a uno scopo, a un’azione costruttiva. Attraverso attività significative, il bambino allinea corpo e mente, integrando esperienza fisica e apprendimento cognitivo.
La pedagogia montessoriana non è ricezione passiva di contenuti trasmessi dall’adulto. È una pedagogia del fare:
lo studio non è il fine, ma il mezzo necessario per agire, esplorare, costruire.
Intelligenza Corporea e Teoria delle Intelligenze Multiple
Anche Howard Gardner, con la sua teoria delle intelligenze multiple, riconosce l’esistenza di una specifica intelligenza corporeo-cinestetica.
Secondo Gardner, l’apprendimento può essere sostenuto attraverso modalità diverse da quelle esclusivamente verbali o logico-matematiche. Integrare attività che prevedano movimento, azione e partecipazione attiva — come recitare una poesia, drammatizzare un racconto, realizzare una presentazione, manipolare materiali — permette di coinvolgere in modo più profondo alcuni studenti.
Anche in questo caso, lo studio non è una trasmissione passiva, ma uno strumento per fare esperienza.
Le caratteristiche dell’intelligenza corporeo-cinestetica
Le persone dotate di una buona intelligenza corporeo-cinestetica mostrano generalmente:
-
capacità di controllare e coordinare i propri movimenti;
-
ampia mimica e ricca gestualità espressiva;
-
abilità nel manipolare oggetti con precisione;
-
buona percezione del proprio corpo nello spazio.
Nei bambini
Questa intelligenza si osserva nei bambini che mostrano:
-
buon equilibrio e coordinazione;
-
talento nelle attività manuali;
-
naturale utilizzo del linguaggio non verbale;
-
predisposizione per il gioco motorio e la pratica sportiva
Il Gioco Sensomotorio: quando il corpo conosce il mondo
(Articolo pubblicato su Mondo 0-3, numero 4, marzo/aprile 2014)
Il gioco sensomotorio è caratterizzato da rotture toniche improvvise e sollecitazioni intense: corse, salti, rotolamenti, cadute, equilibri e disequilibri.
Si tratta di un coinvolgimento corporeo totale, sia sul piano fisico sia su quello emotivo.
Il bambino utilizza il corpo per conoscere il mondo e conquistarlo.
Non è interessato al risultato finale dell’azione, ma al piacere intenso di essere dentro il movimento, di sperimentare le proprie possibilità.
Spesso gli adulti interpretano queste attività come semplice “movimento” fine a sé stesso. In realtà, tra i 18 mesi e i 7-8 anni, il gioco sensomotorio ha un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’identità corporea e della sicurezza personale.
Attraverso il gioco, il bambino:
-
sviluppa autonomia;
-
costruisce la percezione di sé come corpo unitario;
-
sperimenta fiducia nelle proprie capacità.
Il motore del gioco è il piacere fisico ed emotivo che nasce dal movimento.
Gli psicomotricisti distinguono:
-
giochi centripeti, diretti verso di sé (contatto corporeo, sensazioni propriocettive e cinestesiche);
-
giochi centrifughi, diretti verso l’esterno (esplorazione dello spazio e degli oggetti).
Entrambi possono essere settoriali (coinvolgono alcune parti del corpo) o globali (coinvolgono l’interezza corporea).
Il ruolo dell’adulto
Nel gioco sensomotorio è fondamentale che l’adulto:
-
predisponga un ambiente sicuro e stimolante;
-
riconosca il valore dell’esperienza;
-
sostenga l’attività con uno sguardo positivo e non giudicante.
Il significato di alcuni giochi sensomotori
Equilibrio e disequilibrio
Dopo i 18 mesi il bambino inizia a sfidare la gravità, perdendo volontariamente l’equilibrio in modo controllato.
Emotivamente, sperimenta la fiducia di essere un corpo “tutto d’un pezzo”.
Dondolio
Genera piacere fisico (stimolazione vestibolare) e mentale: perdita e ritrovamento dei riferimenti spaziali. Il punto di appoggio diventa simbolo di sicurezza.
Caduta
Imparando ad alternare verticalità e orizzontalità, il bambino sviluppa fiducia nel proprio corpo, ritrovandosi “intatto” dopo l’esperienza.
Capovolta
Tra i 2 e i 3 anni, il bambino che fa capriole comunica: “posso perdere i punti di riferimento e ritrovarmi da solo”.
Giochi di spostamento
Correre, trascinare, trasportare oggetti: il bambino sperimenta la potenza del proprio corpo e il senso di autoefficacia.
Rotolare
Esperienza di disorientamento e riorientamento che rafforza il controllo corporeo.
Girare su sé stessi
Il piacere nasce dalla temporanea perdita di equilibrio e dalla capacità di recuperarlo.
Saltare a piè pari
Momento di “volo” seguito dal ritorno al suolo. È un’esperienza simbolica di perdita e ritrovamento del punto di appoggio.
Scontrarsi
Tra i 2 e i 3 anni, scontrarsi e cadere ridendo consolida sicurezza e conoscenza del proprio corpo.
Scavalcare
Superare un ostacolo è esperienza di conquista e preparazione all’arrampicata.
Arrampicarsi
Sfida motoria e simbolica: il bambino conquista il mondo da una nuova prospettiva.
Salto verso il basso
Dopo la scalata arriva il momento del “volo”. Il bambino sperimenta i propri limiti e rafforza il principio di realtà.
Penetrare cavità
Infilare dita e oggetti nei buchi rappresenta esplorazione dell’ignoto e desiderio di conoscere.
Riempire e svuotare
Oltre alla dimensione motoria, richiama esperienze profonde di nutrimento, separazione e trasformazione.
Tirare e spingere
Attrarre e allontanare: il bambino si percepisce come agente capace di influenzare l’ambiente.
Scivolare
Coinvolge sistema vestibolare, propriocezione e tatto.
Arrampicarsi per salire e lasciarsi andare per scendere significa sperimentare coraggio, fiducia e senso di riuscita.
Raggiungere la cima (anche salendo al contrario) rafforza potenza, resistenza e autoefficacia:
“Ce l’ho fatta!”
Il gioco sensomotorio non è semplice movimento: è costruzione dell’identità, organizzazione del Sé corporeo, radice dell’autostima.
Permettere, sostenere e valorizzare queste esperienze significa riconoscere che il corpo non è un mezzo secondario dell’apprendimento, ma il suo primo e fondamentale strumento.