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Psicomotricità per bambini: contributo fondamentale allo sviluppo motorio e cognitivo
Ada Bolchini Dell'Acqua

Psicomotricità per bambini: contributo fondamentale allo sviluppo motorio e cognitivo

La psicomotricità è una disciplina educativa spesso assimilata al gioco e all’educazione al movimento che esiste in Italia da circa 40 anni ma soltanto negli ultimi anni si è diffusa moltissimo. Come mai viene sempre più spesso proposta come attività extrascolastica e inserita nei progetti didattici dalle scuole? Vediamo più nel dettaglio perché è così importante per lo sviluppo dei bambini e quali sono gli obiettivi che raggiunge grazie all’ausilio di un professionista appositamente preparato, lo psicomotricista. E’ un dato di fatto che i bimbi dell’ultimo decennio stanno manifestando una serie di fragilità e difficoltà relazionali in scala sicuramente maggiore rispetto al passato. Per molti la causa è da ricercarsi nelle troppe attività che i bambini sono portati a fare e che spesso non lasciano loro il tempo di annoiarsi e scoprirsi davvero per quello che sono. Pochissimo tempo per la creatività spontanea e sempre più stimoli “prestazionali” cioè attività per cui vengono valutati. In questo scenario si inserisce come soluzione la psicomotricità.

Cos’è la psicomotricità e perché è importante per i bambini

Per rispondere in maniera precisa e completa alla domanda Cos’è la psicomotricità? è necessario fare un salto indietro nel tempo e ripartire dalla Francia degli anni ‘60.

È qui che videro la luce i primi corsi di psicomotricità, intesa ed interpretata come una metodologia pedagogica ed educativa rivolta alla formazione dei bambini.

Si è distinta in numerosi indirizzi che si possono riassumere in due principali: la psicomotricità funzionale e la psicomotricità relazionale. La prima, la psicomotricità funzionale, di impronta medico-riabilitativa si traduce in interventi individuali volti al miglioramento delle abilità corporee in caso di patologia. La seconda, la psicomotricità relazionale, invece, è praticabile anche in gruppo e considera il corpo come mediatore in grado di sostituire la parola nell’esternazione delle problematiche, nel superamento delle difficoltà e nella costruzione della personalità.

E’ proprio avvalendosi dell’esperienza del dialogo corporeo e del gioco libero che la psicomotricità relazionale indirizza il bambino a conoscere se stesso e l’ambiente circostante e ad acquisire modalità relazionali che fondino il suo senso di fiducia nelle risorse del proprio io e nelle risposte dell’altro.

Quali obiettivi si possono raggiungere con i corsi di psicomotricità

La psicomotricità relazionale è quindi un valido strumento nella prevenzione e nella cura dei disagi nell’area del comportamento e anche nei ritardi dello sviluppo, della comunicazione, dell’espressione delle emozioni e delle difficoltà psicomotorie.

E’ fondamentale creare per i bambini uno spazio in cui essere liberi e potersi esprimere sotto una sguardo non giudicante, di accoglienza e di ascolto.

Gli obiettivi principali sono infatti:

–       Favorire nei piccoli lo sviluppo di una buona autostima

–       Sostenere lo sviluppo emotivo dei bambini, in particolare rispetto alla regolazione delle emozioni ed alla gestione della frustrazione

–       Facilitare i processi di socializzazione tra bambini e tra bambini ed adulti

–       Promuovere lo sviluppo di competenze percettivo-motorie adeguate all’età dei bambini

 

La grande differenza è che in questi momenti l’adulto non è guida ma supporto e non ci sono attività stimolanti ma è il bambino stesso che libero dal condizionamento riesce a far fuoriuscire il suo vissuto.

Ma come avviene questo processo? “Semplicemente” attraverso il gioco. Se si guarda una seduta di psicomotricità sembra infatti che i bambini stiano solo giocando, in realtà il gioco è l’attività o il “lavoro” più importante per la costruzione dell’identità e per la crescita emotiva e cognitiva. Il bambino giocando esprime se stesso, racconta la sua storia e rivela i suoi bisogni, le sue difficoltà, i suoi desideri, la sua relazione con lo spazio, gli oggetti e le persone.

Il valore del linguaggio del corpo e del movimento nei corsi di psicomotricità

Il primo gioco che svolge un bambino è senso motorio: il primo impulso ad affermarsi come persona. Il bambino scopre il piacere del movimento, acquisisce consapevolezza e fiducia in sé attraverso l’esplorazione dello spazio, il toccare, il salire e scendere per sperimentare altezze e profondità, il rotolarsi-dondolare-strisciare-gattonare per sperimentare col corpo la propria esperienza d’essere. Questo è il modo con cui il bambino impara ad affrontare la realtà, per impossessarsene. Svolgendo tali giochi il bambino impara a stare con se stesso e con gli altri. Vedendo negli altri le risposte ai suoi “movimenti”.

Verso i due anni affiora il gioco simbolico che permette al bambino di riprodurre eventi e situazioni per farle sue e dominare la realtà. Attraverso il gioco del “far finta di…”, il bambino rappresenterà situazioni di vita, e assume ruoli diversi mostrando molto di quello che sta interiorizzando e che plasmerà il suo carattere futuro. Perché ognuno è la sintesi del suo vissuto. Grazie a tale attività matura nel bambino la capacità di rappresentare le cose che in quel momento non esistono, proiettando nel gioco desideri, emozioni e bisogni. Questa capacità è molto importante perché gli permette di entrare ed uscire dalla realtà pur mantenendo la propria identità. Molto spesso nelle ore di psicomotricità i bambini riescono ad elaborare e vivere appieno il gioco simbolico.

Le funzioni di questo gioco sono molteplici, quella compensatrice è probabilmente la fondamentale in caso di trauma o disagio. Poter realizzare azioni o situazioni che nella realtà non sono possibili permette al bambino di impadronirsi della certezza che la realtà è modificabile.

La psicomotricità utilizza il movimento ed il gioco spontaneo per promuovere l’armonico sviluppo motorio, cognitivo, affettivo e relazionale del bambino. È un’esperienza di gioco basata sul piacere, favorisce la conoscenza di sé e del proprio corpo, la capacità di organizzare e utilizzare lo spazio e gli oggetti. Il bambino è considerato protagonista attivo nel suo processo di crescita, è individuo competente, che coglie, costruisce e rielabora le esperienze e le fa proprie, secondo il proprio stile, la propria originalità, i suoi tempi e le sue competenze. L’ambiente non muove alla competizione e non giudica, permettendo una sperimentazione serena delle proprie abilità, delle proprie paure e dei propri limiti.

 

 

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